Approfondimenti sui reati ambientali inseriti nel d.lgs 231/01
1) Nel codice etico inserire un richiamo esplicito alla politica ambientale e l’impegno di attenersi alle migliori tecnologie disponibili
In questo breve articolo illustreremo rapidamente le tappe per aggiornare il modello 231 ai reati ambientali così come previsto dal D.lgs 231/01
2) Revisionare il sistema delle deleghe, individuando i destinatari del modello, rivedendo quindi anche l’organigramma
3) Rivedere tutti i contratti con i fornitori e i consulenti esterni, individuando aspetti critici dal punto di vista ambientale
4) Rivedere e aggiornare la mappatura rischio – reato. Per ogni attività e funzione aziendale occorre individuare eventuali comportamenti illeciti specialmente per quello che riguarda la gestione dei rifiuti
5) Definire e applicare misure di prevenzione. In tale ambito l’adozione di un sistema di gestione ambientale assume un importante ruolo esimente, considerando che la giurisprudenza si e’ già espressa favorevolmente in tal senso (vedi sentenza del tribunale di Mondovì n.257 del 2001, che riconobbe alla certificazione ambientale il ruolo di prova documentale dell’ atteggiamento virtuale dell’impresa. La presenza di un sistema certificato Iso 14001-Emas può risultare non sufficiente e deve essere rafforzato con l’attivazione di controlli preventivi per le aree a rischio, come ad esempio le procedure di qualificazione dei fornitori
6) Definire e aggiornare il sistema disciplinare
7) Creare nel modello una parte Speciale Ambientale
8) Ridisegnare la composizione dell’organismo di vigilanza, introducendo un profilo esperto in reati e gestione ambientali
Infine occorre sottolineare come i reati ambientali siano molto pericolosi per l’azienda in quanto in genere sono compiuti lungo la filiera dei fornitori, ove il controllo dell’impresa può essere carente