Cloro negli alimenti: a cosa serve e dove si trova?
Il cloro è un minerale comune in natura, che nell’organismo umano è molto abbondante nei succhi gastrici, soprattutto nell’acido cloridrico, fondamentale per la digestione delle proteine e per la protezione dai germi introdotti comunemente con il cibo.
L’assimilazione di questa sostanza avviene nel primo tratto dell’intestino tenue, mentre l’eliminazione si compie per via urinaria e fecale, ma anche con la sudorazione. Oltre a rendere possibile la funzione gastrica, il cloro è essenziale per regolare la distribuzione dei liquidi all’interno e all’esterno delle cellule, per bilanciare il volume del sangue e favorire il trasporto dell’anidride carbonica da parte dei globuli rossi.
La principale fonte diretta di cloro negli alimenti è il sale da cucina, di conseguenza la presenza di questo minerale riflette la loro concentrazione di cloruro di sodio. Pertanto, ne sono ricchi i salumi, i formaggi e i cibi stagionati o conservati usando il sale.
Anche molti alimenti vegetali lo contengono naturalmente: è il caso di alghe, olive e legumi. Nell’alimentazione quotidiana, però, gran parte del cloro che assorbiamo deriva dall’acqua, che ne contiene mediamente circa 30 microgrammi per litro. Nell’area Ue non sono stati fissati limiti massimi per le risorse idriche potabili, mentre invece l’Oms ha stabilito la soglia di 0,7 milligrammi per chilogrammo.
Quanto cloro dobbiamo assumere?
Come indica la Società italiana di nutrizione umana (Sinu), il fabbisogno giornaliero di cloro è correlato all’età:
· per i lattanti sono sufficienti 0,6 grammi
· tra 1 e 3 anni, 1 grammo
· tra 4 e 6 anni, 1,4 grammi
· tra i 7 e i 10 anni, 1,7 grammi
· tra 11 ai 59 anni, e in gravidanza e allattamento, 2,3 grammi
· oltre i 60 anni, si scende a 1,9 grammi
In genere, se ne ingerisce una quantità superiore, che, in mancanza di particolari problematiche fisiche, viene espulsa dall’organismo. La carenza di cloro, invece, è piuttosto rara, ma si può verificare quando si perdono in poco tempo grandi quantità di liquidi, e può succedere in presenza di vomito, diarrea e forte sudorazione.
Presenza nell’ambiente e usi industriali del cloro
In natura, il mare rappresenta la fonte principale di cloro, non a caso la presenza di questo minerale nei terreni è legata alla distanza dalle coste. Come gli esseri umani, anche le piante necessitano di cloro e quindi lo contengono.
Questa sostanza non è presente solo nei cibi, ma vede un largo utilizzo nella depurazione delle acque, per diminuire il livello di microrganismi e parassiti, e nella fabbricazione di igienizzanti e disinfettanti. Viene impiegata anche per sbiancare la carta e per produrre vernici, tessuti, farmaci, plastiche e solventi, per citare solo alcuni usi.
Il cloro, di conseguenza, si può trovare nell’ambiente anche a causa delle attività industriali e dell’inquinamento, e può essere rilasciato nell’aria o in acqua, dove si disperde, si combina e reagisce con altre sostanze. Non viene immagazzinato dalle piante e dagli animali e in genere non provoca danni catastrofici, ma può essere molto nocivo per gli organismi che vivono in acqua e nel terreno.
Il clorato
A destare più attenzione per i possibili effetti nocivi è soprattutto il clorato, un sottoprodotto dovuto all’uso di cloro nella disinfezione dell’acqua e delle attrezzature per l’elaborazione di prodotti alimentari. Oggi la diffusione diretta di clorati come agrofarmaci non è più autorizzata nell’Unione europea, e anche se l’addizione di cloro negli alimenti di origine animale non è ammessa, è invece consentito a livello nazionale il lavaggio dei vegetali con acqua trattata con questa sostanza.
La presenza nei cibi, quindi, può derivare dall’impiego di acqua clorata, nella preparazione alimentare o nella pulizia dei macchinari per la produzione. Le materie prime più interessate da questa situazione sono la frutta e la verdura, a maggior ragione se surgelate, aspetto legato alla fase di trasformazione.
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(tratto da Il giornale del cibo)